Attualmente credo di stare con uno, ma ora vado a dormire e vi dico domani.
Archivio perOttobre 15, 2008
La pasta scotta (25 febbraio 2008)
Lui ha poco tempo, quindi ci incontriamo solo per un caffé. Io non ho mai bevuto caffé prima di adesso, mi dice, è la mia prima volta. Poi ci risentiamo, perché mi è simpatico ma purtroppo domenica mattina parto e… Ad ogni modo ci mettiamo d’accordo per vederci sabato, nel pomeriggio dopo il lavoro. Facciamo quattro passi, beve il secondo caffé della sua vita e mi è molto simpatico. 23 anni, immensamente più alto di me. Peccato fumi, ma in ’sto paese fumano tutti. Andiamo a casa mia, gli farò vedere come cucina un italiano. Faccio il sugo, beviamo un po’ di vino, metto su l’acqua, butto la pasta. Purtroppo dopo cinque minuti ci stiamo rotolando sul divano, ci sfreghiamo corpo a corpo faccia a faccia viso a viso pacco a pacco. Prima del degenero riesco a conquistare otto secondi di lucidità in cui corro in cucina, scolo la pasta, la condisco e la lascio nella pentola, per ributtarmi su di lui evitando che l’acqua uscisse spegnendo il gas e compromettendo in modo minuscolo una scopata che si preannunciava assai piacevole. Intesa sessuale inattesa, compatibilità pressoché perfetta, lui fa tutto quello che mi piace e lo fa bene, io gli faccio tutto quello che mi piace e gli piace molto. Crescendo di passione, graffi di barba ovunque. Poi facciamo la doccia, mangiamo e poi lo devo salutare perché devo scappare in stazione a recuperare – dannazione – un’amica. Ci vediamo quando torno, è stato bello. E lo è stato.
La mattina dopo sto entrando in stazione quando mi suona il cellulare: Dove sei? ho pensato di passare a salutarti prima che tu partissi… Perché, dopo situazioni così perfette, uno ha il desiderio di strafare e di farmi automaticamente scattare sul chi vive?
Lo mando a prendermi un caffé e una brioche, almeno.
(era già stato qui)
In un bagno del treno (15 febbraio 2008)
Sono arrivato in anticipo e sono già salito sul treno, così ho tempo di mettermi comodo e di bermi il mio caffé. Guardo fuori dal finestrino e al binario c’è un ragazzo che assomiglia all’unico ragazzo con cui ho avuto una storia strutturata, cammina spaesato e ci guardiamo. Carino.
Alla fine mi accorgo che sale nel mio vagone e si siede, in questo treno incredibilmente vuoto, a due scompartimenti di distanza. Sono già arrapato, ci scambiamo molti sguardi, in piedi nel corridoio. Poi ci lanciamo occhiate, riflessi nei vetri. Dopo un po’ vado a salutarlo. E’ in viaggio qui, lui nasce e vive in una isola dell’america del Sud, ci baciamo, finiamo in bagno a fare un po’ di cose, rischiamo di essere scoperti dal controllore, lui vuole mettermelo dentro ma che la mia prima volta sia con uno sconosciuto su un treno e – soprattutto – senza precauzioni non mi pare una idea da prendere in considerazione, però mi lecca il culo e lo fa assai bene, inondiamo il pavimento del bagno e poi lui pulisce.
Scende prima della frontiera, non ci siamo ancora rivisti.
(era già stato qui)
Aggiornamento: Come mai sui treni c’è questa vibrante ansia omoerotica? Dopo quella volta ce n’è stata un’altra, molto più brutale, con uno molto più grande e che non mi piaceva per niente. Eppure non ci posso fare niente, ci sono le volte in cui non solo ti tira, ma ti tira anche la situazione e allora succhio io, succhia lui, me lo mena, mi mette un dito in culo e lì vengo davvero bene. Ma a parte queste rare volte, quante volte si incrociano sguardi che potrebbero diventare…
Anche la settimana scorsa, in stazione Centrale…