La pasta scotta (25 febbraio 2008)

Lui ha poco tempo, quindi ci incontriamo solo per un caffé. Io non ho mai bevuto caffé prima di adesso, mi dice, è la mia prima volta. Poi ci risentiamo, perché mi è simpatico ma purtroppo domenica mattina parto e… Ad ogni modo ci mettiamo d’accordo per vederci sabato, nel pomeriggio dopo il lavoro. Facciamo quattro passi, beve il secondo caffé della sua vita e mi è molto simpatico. 23 anni, immensamente più alto di me. Peccato fumi, ma in ’sto paese fumano tutti. Andiamo a casa mia, gli farò vedere come cucina un italiano. Faccio il sugo, beviamo un po’ di vino, metto su l’acqua, butto la pasta. Purtroppo dopo cinque minuti ci stiamo rotolando sul divano, ci sfreghiamo corpo a corpo faccia a faccia viso a viso pacco a pacco. Prima del degenero riesco a conquistare otto secondi di lucidità in cui corro in cucina, scolo la pasta, la condisco e la lascio nella pentola, per ributtarmi su di lui evitando che l’acqua uscisse spegnendo il gas e compromettendo in modo minuscolo una scopata che si preannunciava assai piacevole. Intesa sessuale inattesa, compatibilità pressoché perfetta, lui fa tutto quello che mi piace e lo fa bene, io gli faccio tutto quello che mi piace e gli piace molto. Crescendo di passione, graffi di barba ovunque. Poi facciamo la doccia, mangiamo e poi lo devo salutare perché devo scappare in stazione a recuperare – dannazione – un’amica. Ci vediamo quando torno, è stato bello. E lo è stato.

La mattina dopo sto entrando in stazione quando mi suona il cellulare: Dove sei? ho pensato di passare a salutarti prima che tu partissi… Perché, dopo situazioni così perfette, uno ha il desiderio di strafare e di farmi automaticamente scattare sul chi vive? 

Lo mando a prendermi un caffé e una brioche, almeno.

 

(era già stato qui)

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