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Sacchetti della spazzatura

Da qualche mese chiacchiero su MSN con un ragazzo della mia città, simpatico e sveglio ma con pessime mutande e fidanzato con un ragazzo problematico quindi Te lo dico subito, perché non può succedere niente. Poco male, mi dico, anche se è da un po’ di tempo che cerco una storia e anche se è un periodo che sono molto arrapato.

Un mese fa, all’incirca, chattiamo attorno a mezzogiorno, io mi sono appena svegliato e son solo in casa, lo sarei rimasto tutto il giorno. Potresti invitare qualcuno a prendere il caffè, mi dice, io alzo un sopracciglio ironico e lo invito a prendere un caffè. Si fa la mappa per raggiungere casa mia con google.maps e in quaranta minuti (esattamente quelli indicati da google.maps, ve lo consiglio) suona il citofono. Mentre sale mi chiedo fino a che punto il caffè sia un pretesto ma metto per ogni evenienza i preservativi in una posizione strategica. In realtà mi rendo conto di averli finiti e di avere solo quelli che qualche tempo fa davano in omaggio con i colori di una radio-sponsor. Prendiamo il caffè, chiacchieriamo di noi, del mondo e dei problemi, ci spostiamo in camera mia, mi stringe un polpaccio e iniziamo a baciarci.

Dopo un po’ di sfregamenti, leccate in bocca, palpate e due cazzi duri come la testa del suo ragazzo mi sussurra Però ti devo dire una cosa… preservativi anche per i pompini, ok? a questo punto non posso che dire di sì, penso a cosa ci si inventa per smorzare i sensi di colpa e allungo una mano per prenderli. Sorride, Ho imparato a dirlo dopo che siamo già eccitati, questa cosa, perché a tanti non va e direbbero di no se non fossero già in questa situazione. Lui rimane un po’ angosciato all’idea di dover mettere un perservativo nero, Cazzo, sembra un sacchetto della spazzatura! e io ne metto uno giallo con una certa autoironia. Non avevo mai succhiato un cazzo ricoperto di lattice, ma devo dire che pensavo peggio e soprattutto non c’era alcun gusto temibile. Lui succhia molto bene, lo giro e glielo infilo con una facilità che ricordo raramente, mi muovo dentro e spingo con parecchio entusiasmo. Purtroppo vengo rapidamente e gli vengo dentro. Lui si incazza un po’ perché non gli piace che gli vengano in culo, neanche con il preservativo indossato, però è troppo arrapato e si fa succhiare finché non viene.

Piuttosto soddisfacente, tutto sommato e soprattutto un senso di benessere e di sollievo. Poco dopo lo racconto a un mio amico Vedi? mi dice riferendosi alle frustrazioni di qualche giorno prima, abbandonato a cazzo in bocca da uno che diceva che non ce la faceva ad andare è tutta una questione di aspettative, se le cose sono chiare e nessuno fraintende o ambisce a cose che non può avere è tutto più bello.

Già, le aspettative. Aspettavo una storia normale da mesi e ora che forse ce l’ho mi faccio assalire dai dubbi e mi viene in mente che forse non voglio nessuna storia con nessuno o che forse non sono capace o che forse non ho voglia di provare. Tra poco vado dal ragazzo che frequento e non ne ho voglia. Mi rifarei quello del mese scorso, invece.

Vado a lavarmi, che è meglio.

 

preservativi neri

preservativi neri

La pasta scotta (25 febbraio 2008)

Lui ha poco tempo, quindi ci incontriamo solo per un caffé. Io non ho mai bevuto caffé prima di adesso, mi dice, è la mia prima volta. Poi ci risentiamo, perché mi è simpatico ma purtroppo domenica mattina parto e… Ad ogni modo ci mettiamo d’accordo per vederci sabato, nel pomeriggio dopo il lavoro. Facciamo quattro passi, beve il secondo caffé della sua vita e mi è molto simpatico. 23 anni, immensamente più alto di me. Peccato fumi, ma in ’sto paese fumano tutti. Andiamo a casa mia, gli farò vedere come cucina un italiano. Faccio il sugo, beviamo un po’ di vino, metto su l’acqua, butto la pasta. Purtroppo dopo cinque minuti ci stiamo rotolando sul divano, ci sfreghiamo corpo a corpo faccia a faccia viso a viso pacco a pacco. Prima del degenero riesco a conquistare otto secondi di lucidità in cui corro in cucina, scolo la pasta, la condisco e la lascio nella pentola, per ributtarmi su di lui evitando che l’acqua uscisse spegnendo il gas e compromettendo in modo minuscolo una scopata che si preannunciava assai piacevole. Intesa sessuale inattesa, compatibilità pressoché perfetta, lui fa tutto quello che mi piace e lo fa bene, io gli faccio tutto quello che mi piace e gli piace molto. Crescendo di passione, graffi di barba ovunque. Poi facciamo la doccia, mangiamo e poi lo devo salutare perché devo scappare in stazione a recuperare – dannazione – un’amica. Ci vediamo quando torno, è stato bello. E lo è stato.

La mattina dopo sto entrando in stazione quando mi suona il cellulare: Dove sei? ho pensato di passare a salutarti prima che tu partissi… Perché, dopo situazioni così perfette, uno ha il desiderio di strafare e di farmi automaticamente scattare sul chi vive? 

Lo mando a prendermi un caffé e una brioche, almeno.

 

(era già stato qui)